• 29 Agosto 2026 7:26

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Berlino, il terrore contro il Pride: la libertà non si negozia

DiNicola Baselice

Lug 26, 2026
Police officers walk, as emergency responders work on the site, after the annual Berlin's Christopher Street Day Pride parade was called off, after a car crashed into the crowd at Tiergarten park, leaving several people injured, in Berlin, Germany, July 25, 2026.

L’Europa è la nostra CASA. Chi vi nasce, chi ci arriva e chi sceglie di viverci deve rispettare le regole fondamentali su cui è fondata: libertà, dignità umana, democrazia e il diritto di ogni persona a essere se stessa.

Per quanto alcune di queste regole possano non essere condivise da alcuni che non le comprendono, non possono essere violate. Non esiste alcuna cultura, religione o ideologia che possa pretendere di calpestare i diritti conquistati dalle nostre società.

Alcune volte sembra quasi che noi europei lo dimentichiamo. Così come sembra si stiano dimenticando i nostri valori, al punto da rischiare di minare proprio quella libertà conquistata attraverso decenni di lotte, sacrifici e battaglie civili.

Nella notte tra il 25 e il 26 luglio, durante le celebrazioni del Pride di Berlino, mentre migliaia di persone celebravano la libertà nella diversità e il diritto di poter essere se stesse, un furgone bianco è entrato nel parco del Tiergarten, investendo numerose persone. L’attacco ha provocato la morte di una donna e il ferimento di 29 persone. È avvenuto a poche centinaia di metri dalla conclusione del percorso del Christopher Street Day (Csd), una delle manifestazioni LGBTQ+ più partecipate d’Europa, e dal palco principale allestito nei pressi della Porta di Brandeburgo, simbolo della capitale tedesca.

La Germania sprofonda così in un incubo.

Dopo intense ricerche, la polizia ha individuato il ventunenne Abdul B., sospettato di essere il responsabile dell’attacco. Gli agenti hanno fatto irruzione in un capanno da giardino nel quartiere di Spandau. Secondo quanto ricostruito, il giovane avrebbe affrontato i poliziotti con un’arma da taglio, provocando la reazione degli agenti. È morto nonostante i tentativi di rianimazione. Le autorità tedesche, cosi come riportato anche dal The Washington Post, stanno trattando quanto accaduto come un attentato di matrice islamista.

In questi momenti bisogna essere diretti e dirlo senza esitazioni e senza ipocrisie: per troppo tempo l’Europa ha sottovalutato il pericolo della radicalizzazione islamista. Non intendo l’Islam nel suo complesso e neppure di milioni di musulmani che vivono, lavorano e rispettano le leggi europee. Parlo di un’ideologia estremista che considera la libertà, la democrazia, l’uguaglianza tra uomini e donne e il diritto delle persone LGBTQ+ a esistere come nemici da distruggere.

In nome dell’inclusione, parola troppo spesso abusata, svuotata e trasformata in una formula retorica, abbiamo evitato di affrontare alcune contraddizioni. Abbiamo accolto. Abbiamo scelto di non voltarci dall’altra parte. Abbiamo aperto le nostre società in nome della solidarietà, della dignità umana e anche della nostra tradizione cristiana.

Accogliere non significa però diventare ciechi.

L’inclusione non può significare tollerare chi rifiuta di integrarsi nel sistema democratico. Non può significare accettare chi considera l’Occidente un modello da distruggere. Non può significare arretrare davanti a chi odia la nostra libertà e vuole imporre con la violenza una visione totalitaria della società.

La tolleranza non può trasformarsi nella tolleranza dell’intolleranza.

Non possiamo, non dobbiamo, non vogliamo negoziare i nostri valori in nome di una falsa e ipocrita idea di inclusività.

La libertà di amare, di manifestare, di credere o di non credere, di vivere apertamente la propria identità non è una concessione. Non è un privilegio. Non è qualcosa su cui si possa trattare. È un diritto.

Chi pensa di poter spegnere questa libertà con un furgone, una lama o il terrore deve trovare davanti a sé un’Europa vigile, unità e incrollabile.

Senza odio, ma senza paura. L’Europa non deve inginocchiarsi.

La libertà non si negozia. Si difende.

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