La nostra libertà finisce dove inizia la libertà di un’altra persona.
Non tutti fortunatamente siamo uguali , non tutti abbiamo le stesse idee , gli stessi pensieri , gli stessi obiettivi.
Il mondo è bello perchè diverso. Immaginate se il mondo fosse solo bianco e nero, che tristezza; è la pluralità di colori che lo rende meraviglioso.
Le idee politiche diverse sono il sale della democrazia, non ci sarebbe un dibattito senza e vivremmo sotto una dittatura.
Il problema non è che un partito sostenga determinate idee. Ogni partito ha il diritto di avere un proprio programma e una propria visione politica. In democrazia il problema non è l’esistenza di idee diverse, ma comprendere quali conseguenze concrete queste potrebbero produrre quando diventano proposte politiche e, eventualmente, leggi.
Sta facendo molto discutere il programma di Futuro Nazionale e non sono mancati sui social commenti, immagini che pubblicizzano alcuni punti in particolare, alcune volte distorcendo quello che il programma dice nella realtà.
ABROGARE LE UNIONI CIVILI
Ebbene sui social è questo il messaggio che sta passando e che sta cavalcando l’onda ma sul B.I.P. – Base Ideologica e Programmatica leggiamo :
“Difesa del diritto dei bambini ad avere un papà e una mamma e nessuna collaborazione con passaggi intermedi volti a scardinare tale diritto. Pur non discutendo sul piano legislativo la facoltà individuale degli adulti di fare scelte sessuali o coabitative diverse da quelle usuali e normali… ,Futuro Nazionale avversa l’estensione di istituti come il matrimonio e l’adozione in situazioni diverse da quella dell’unione naturale e consensuale tra l’uomo e la donna…”
Il programma non propone esplicitamente l’abrogazione delle unioni civili, ma esprime una posizione contraria (avversa) all’estensione di istituti come il matrimonio e l’adozione alle coppie diverse da quella formata da un uomo e una donna. Su questo punto è importante fare chiarezza su ciò che viene effettivamente proposto da ciò che viene interpretato o attribuito al programma.
Futuro Nazionale precisa di non essere contrario alla possibilità di tutelare rapporti affettivi rilevanti anche sotto il profilo medico, carcerario o testamentario, indipendentemente dall’orientamento sessuale. Il programma sostiene però che l’attuale normativa avrebbe finito per creare un paradosso, escludendo da alcune tutele persone legate da rapporti affettivi significativi, come nel caso di due amici conviventi.
STAMPA,SOCIAL MEDIA E MEZZI DI COMUNICAZIONE
Un altro punto riguarda la stampa,i social e i mezzi di comunicazione. Se un tempo , quando eravamo piccoli, trasmettevano un film non adatto ai minori vi erano i famosi bollini verde ( adatto ai bambini), giallo ( accompagnati da una persona più grande) e rosso ( vietato ai minori) , qui si va addirittura oltre, il punto che il partito propone è
“Proponiamo il divieto alla diffusione di programmi, scene tv, spot pubblicitari ecc. di contenuto genderista/omosessualista nel caso in cui a questi contenuti, per i mezzi, gli orari o altre circostanze, possano essere esposti i bambini. Inoltre,sosteniamo l’estensione della fascia protetta dalle ore 6 alle ore 23 per tutti i media audiovisivi, con sanzioni severe – fino alla sospensione della licenza – per le trasmissioni che violino i divieti.”
Non un passo indietro, ma una maratona. Questo punto solleva un problema enorme: chi stabilisce cosa sia “genderista”? Cosa significa esattamente “contenuto omosessualista”? Una serie televisiva in cui esiste una coppia gay? Allora avremmo dovuto censurare perfino dawson creek nota serie televisiva degli anni 2000. Una pubblicità con due uomini che crescono un figlio? Un documentario sull’omosessualità?
Bisognerebbe chiedersi se veramente il problema sono i programmi , e quali programmi. Verrà fatta una lista delle serie TV che non devono essere trasmesse? Quali saranno i criteri per decidere cosa andare a “censurare” , e chi li sceglierà?
L’ABORTO NON È UN DIRITTO
Il punto su cui più si sta dibattendo sui social però è un’affermazione, che farte del programma e che per esteso riportiamo
”Sul tema dell’aborto, occorre innanzitutto constatare che la vigente legge 194/1978, a prescindere dalle varie posizioni presenti all’epoca e oggi nel dibattito culturale e politico su di essa, di fatto non prevede l’istituzione di un presunto “diritto di aborto”, espressione linguistica che infatti, nel testo normativo, non compariva né compare in alcun articolo, ma procedeva di fatto ad una depenalizzazione circostanziata dell’aborto che, comunque la si pensi, non istituisce un diritto.”
Bisogna innanzitutto comprendere cos’è un diritto.
Il “diritto” di una persona è una posizione giuridica riconosciuta e tutelata dall’ordinamento. Qualcosa che l’ordinamento riconosce a un soggetto e che gli consente di pretendere, fare, ottenere o difendere qualcosa entro determinate condizioni.
L’affermazione parte da un dato letterale corretto nella legge 194 non compare un articolo che utilizzi espressamente la formula “diritto all’aborto”. Tuttavia, fermarsi alla semplice presenza o assenza di una determinata espressione rischia di semplificare una questione giuridica molto più complessa.
L’interruzione volontaria di gravidanza non costituisce un diritto assoluto e illimitato. Tuttavia, la legge 194 riconosce alla donna, nelle condizioni e secondo le procedure previste dalla normativa, una possibilità di accesso all’IVG giuridicamente tutelata e collegata a diritti fondamentali della persona, tra cui la tutela della salute e l’autodeterminazione.
Il diritto di accedere alla IVG è un diritto appunto al pari degli altri.
Un diritto non è un cavolo di invito ad una festa ed è questo il più grande equivoco culturale che trovo persino più fastidioso di quello giuridico.
avvocato Giuseppe Di Palo
Dire che la possibilità di ricorrere all’IVG costituisce un diritto giuridicamente tutelato non significa affermare che abortire sia qualcosa da promuovere o incoraggiare.
Il divorzio è un diritto ma non per questo si cerca di far lasciare coppie felici. La difesa è un diritto ma nessun avvocato suggerirebbe o incoraggerebbe a delinquere. Le cure mediche sono un diritto, a cui tutti possono accedere.
Non è sbagliato incoraggiare e costruire una società nella quale una donna che vuole portare avanti una gravidanza non debba essere costretta a rinunciarvi perché è povera, perché è sola, perché è senza lavoro o perché è senza assistenza o perché potrebbe vedere sfumate le sue possibilità di fare carriera. Giusto potenziare i consultori, sostenere la maternità intervenendo sulle condizioni economiche e sociali ma sostenere la maternità non significa trasformarla in un obbligo imposto dallo Stato.
Bisogna però comprendere che la Legge 194 realizza un bilanciamento dando la possibilità della donna di accedere all’interruzione volontaria della gravidanza nei casi previsti dalla legge ,è una posizione giuridicamente protetta, costruita attorno a diritti fondamentali che la Corte Costituzionale riconosce da mezzo secolo.
Le conquiste civili, quelle ottenute ieri e quelle che ancora devono arrivare, non restano tali automaticamente. Hanno bisogno di memoria, di consapevolezza e, a volte, anche di essere ripetute. Perché ciò che oggi consideriamo acquisito può tornare a essere messo in discussione.
Un diritto non è qualcosa che devi desiderare di esercitare. È qualcosa che deve esistere quando ne hai bisogno.
I diritti hanno una caratteristica fastidiosa, quando li abbiamo da abbastanza tempo incominciamo a darli per scontato a tal punto da smettere di difenderli.
