• 29 Agosto 2026 7:27

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Lorenzo Spasiano ucciso da un colpo di pistola al petto: aveva vent’anni

DiNicola Baselice

Giu 24, 2026

La morte di un figlio rappresenta una delle prove più dolorose che una famiglia possa affrontare. Un dolore che diventa ancora più difficile da accettare quando arriva in modo violento e improvviso. 

Quanto avvenuto nella notte tra il 22 e il 23 giugno, nel quartiere Miano di Napoli, ha lasciato l’intera comunità senza parole.  Un giovane incensurato, operaio edile e appassionato di pugilato, estraneo agli ambienti criminali, è stato raggiunto da un colpo di pistola al petto.  

A trovarlo riverso sull’asfalto è stata la madre che, dopo aver udito lo sparo, si è affacciata in strada riconoscendo il figlio a terra. 

Il padre, che lavora come volontario sulle autoambulanze, non aspetta nessuno: lo raccoglie e lo carica in macchina. Lo carica in auto e si dirige verso l’ospedale Cardarelli, dove i medici tentano ogni manovra possibile per salvarlo. Per qualche minuto la speranza resta accesa. Poi si spegne. Lorenzo Spasiano muore poco dopo l’arrivo al pronto soccorso dell’Ospedale Cardarelli.

Lorenzo proveniva da una famiglia conosciuta nel quartiere e senza precedenti legati alla criminalità. 

 “La mamma ha sentito degli spari, poi il grido del figlio e infine lo ha trovato riverso a terra. Una notizia che ci scuote e ci addolora. Lorenzo è un ragazzo che non fa parte della malavita, almeno che io sappia, ha sempre lavorato nel panificio davanti alla chiesa” – ha dichiarato a Il Mattino don Salvatore Cinque, parroco della Chiesa di Sant’Alfonso e di San Gerardo, accorso sul posto per mostrare la propria vicinanza alla famiglia.

Al momento gli investigatori non ritengono prevalente la pista camorristica. 

Tra le ipotesi al vaglio degli investigatori vi è anche quella di un collegamento con una lite avvenuta alcuni mesi fa durante una partita di calcetto. Pista si tiene a precisare ancora tutta da confermare.

 «Ho visto tanti ragazzi morire e oggi non vedo giustizia. Per mio figlio voglio giustizia», ha dichiarato il padre ai microfoni del TgR Campania. Parole che testimoniano il dolore e la disperazione di un genitore colpito da una tragedia improvvisa. 

Colleghi e amici sono accorsi per dare conforto e sostegno alla famiglia.

Gli investigatori puntano la lente su una lite avvenuta lo scorso marzo. Un diverbio con un minorenne nato durante una partita di calcio. Un dettaglio che oggi viene analizzato per capire se possa esistere un collegamento con l’omicidio. Lorenzo aveva la passione per il calcio, ma anche per il pugilato. Sul ring era conosciuto come un ragazzo determinato. Fuori, la sua vita assomigliava a quella di tanti ventenni dell’hinterland napoletano. Lavoro, amici, serate in discoteca, qualche viaggio. Sui social resta una fotografia frammentata della sua quotidianità. Musica trap, frasi motivazionali, ricordi di una storia d’amore. Tatuati sul petto due rose speculari e il nome «Isabel». Sulla schiena una citazione di Giulio Cesare: «Veni, vidi, vici». Sui social il nickname è «Piccolo santo», con due ali bianche a incorniciare il soprannome. 

La morte di Lorenzo lascia tutti perplessi e con interrogativi che vanno oltre il lavoro degli investigatori. Se davvero all’origine di questa tragedia vi fosse una lite nata per motivi banali, ci si troverebbe ancora una volta di fronte a una realtà inquietante: l’incapacità di gestire il conflitto senza ricorrere alla violenza. Un ragazzo di vent’anni ha perso la vita e una famiglia è stata distrutta. Qualunque sarà la verità accertata dalla magistratura, resta il peso di una vita spezzata troppo presto e la consapevolezza che nessuna ragione può giustificare un epilogo simile. 

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