• 29 Agosto 2026 7:27

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Otto secoli dopo San Francesco: ricordare una vita che continua a interrogare il presente

Di Giotto - Giotto di Bondone, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=93769

«L’uomo deve tremare, il mondo deve fremere, il cielo intero deve essere commosso, quando sull’altare, tra le mani del sacerdote, appare il Figlio di Dio».
— San Francesco d’Assisi

Giovanni di Pietro di Bernardone, destinato a essere conosciuto come Francesco d’Assisi dopo la conversione, nacque in una famiglia borghese, immersa nel benessere e nella sicurezza economica. Nulla, nella sua giovinezza, lasciava presagire la scelta radicale che avrebbe segnato la sua esistenza e la storia della Chiesa.

La svolta maturò attraverso esperienze di sofferenza e fallimento. Nel 1202 partecipò alla guerra tra Assisi e Perugia, venne fatto prigioniero e trascorse un lungo periodo di detenzione. Tornato a casa provato nel corpo e nello spirito, visse un tempo di isolamento e riflessione nei possedimenti del padre. Secondo Tommaso da Celano, proprio in quei luoghi e in quel silenzio nacque in lui un amore nuovo e totale per il creato, riconosciuto come opera mirabile di Dio. Da lì ebbe inizio, lentamente, il cammino di conversione.

I primi anni furono segnati dalla preghiera, dal servizio ai lebbrosi, dal lavoro manuale e dall’elemosina. Ispirandosi direttamente al Vangelo, Francesco scelse per sé una vita di povertà radicale, non come rifiuto del mondo ma come adesione piena a Cristo. Tra il 1209 e il 1210, raccolti intorno a sé dodici compagni, si recò a Roma per chiedere l’approvazione della sua forma di vita. Papa Innocenzo III, dopo iniziali esitazioni, concesse l’approvazione orale dell’Ordo Fratrum Minorum.

Nel 1226, dopo una notte di sofferenza, dettò il suo Testamento, chiedendo con forza che l’Ordine non si allontanasse mai dallo spirito originario della Regola. Morì il 3 ottobre dello stesso anno e venne proclamato santo nel 1228 da papa Gregorio IX.

Il 10 gennaio 2026 la famiglia francescana si è riunita ad Assisi, presso la Basilica di Santa Maria degli Angeli, nella Porziuncola tanto amata dal Poverello. Qui si è aperto ufficialmente l’ottavo centenario del Transito di Francesco (1226–2026). Ricordare questo anniversario non significa solo commemorare una morte, ma rimettere al centro una vita che continua a interrogare il presente, proponendo un’alternativa concreta ai modelli dominanti di potere, consumo e successo.

In questo contesto si inseriscono due eventi di particolare rilievo.
Dal 22 febbraio al 22 marzo 2026, ad Assisi, sarà possibile partecipare all’ostensione delle spoglie mortali di San Francesco, nella Chiesa Inferiore della Basilica. Si tratta di un momento raro e di grande valore spirituale. La partecipazione è consentita solo previa prenotazione gratuita obbligatoria, necessaria per ragioni organizzative e di sicurezza, da effettuarsi esclusivamente online sul sito ufficiale dell’evento.

Sono previste due modalità di visita. La prima è autonoma, pensata per chi desidera un tempo personale di raccoglimento e preghiera. La seconda prevede l’accompagnamento di un frate, con un percorso guidato, momenti di meditazione e spiegazioni sulla figura del Santo, disponibili in più lingue.

L’ostensione non è soltanto un atto devozionale. È un invito a riscoprire la dimensione universale del messaggio francescano: pace, fraternità, amore per i poveri e custodia del creato. Il corpo di Francesco, esposto fuori dalla cripta, diventa segno concreto di una fede vissuta fino alle estreme conseguenze e ancora capace di parlare al mondo contemporaneo.

A completare il quadro celebrativo, Papa Leone XIV ha proclamato un Anno Giubilare speciale in occasione dell’ottocentesimo anniversario della morte del Santo, con la possibilità di ottenere l’indulgenza plenaria fino a gennaio 2027. L’indulgenza, concessa alle consuete condizioni (confessione sacramentale, comunione eucaristica e preghiera secondo le intenzioni del Papa), può essere applicata anche in suffragio per le anime del Purgatorio.

Ne beneficiano i membri delle Famiglie Francescane, gli istituti e le associazioni ispirate al carisma di Francesco, tutti i fedeli che visiteranno in pellegrinaggio chiese o luoghi a lui dedicati, e anche anziani, malati e quanti, per gravi motivi, non possono lasciare la propria abitazione.

Otto secoli dopo, Francesco continua a indicare una strada esigente ma possibile. Non una fuga dal mondo, ma una trasformazione profonda dello sguardo con cui lo si abita e lo si vive. Ricordare, e non celebrare – perché la morte non si celebra – San Francesco significa interrogarsi sui valori autentici, sui nostri obiettivi, e su come carità e misericordia dovrebbero orientare le scelte personali e collettive.

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