• 29 Agosto 2026 7:39

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Francesco Mangiacapra: “No a strumentalizzazione sul Pride di Israele”.

DiGiuseppe Barone

Giu 22, 2025

Sciacalli. È inaccettabile la strumentalizzazione che state facendo. Spalare merda su chi, come Antonello Sannino, si è recato al Pride di Israele in qualità di semplice osservatore, è un’operazione intellettualmente disonesta. Antonello Sannino non rappresentava Arcigay né alcuna altra organizzazione: rappresentava esclusivamente se stesso, esercitando un diritto che dovrebbe essere garantito a tutti in una democrazia pluralista, cioè quello di formarsi una propria opinione, anche divergente da quella dominante in certi ambienti.

Sannino era lì per informarsi, ascoltare, capire. È questo che vi dà fastidio: la libertà di pensiero. Perché voi pretendete il pensiero unico, il dogma, la linea imposta dall’alto a cui tutti devono inchinarsi senza discutere. Ma il movimento lgbt non è una setta, e non sarete certo voi a decidere chi può partecipare a cosa e con quali intenti.

Pretendere l’uniformità di pensiero è quanto di più distante ci sia dalla cultura democratica e liberale che dovrebbe contraddistinguere un autentico movimento per i diritti.

Ma c’è di più: Sannino non ha mai espresso, né esplicitamente né in maniera indiretta, alcun sostegno ideologico o morale alle politiche belliche di Israele, né tantomeno a crimini di guerra o ipotetici genocidi. È gravissimo associare automaticamente la sua presenza a un’adesione politica che non esiste. Siete voi a fare questo salto logico inaccettabile, offensivo e vigliacco. Perché infangare una persona con accuse tanto gravi è qualcosa che si chiama diffamazione.

Per qualcuno partecipare a un Pride può apparire come una forma di “pinkwashing”, ma per altri, e soprattutto per chi conosce le dinamiche reali delle battaglie per i diritti civili, può rappresentare un’opportunità concreta di dialogo e confronto. Non sta a voi stabilire chi è “autentico” e chi è “strumentale”. Peccato che mentre voi vi limitate a sfilare con slogan sempre uguali, Sannino ha scelto di sporcarsi le mani con la realtà, di osservare e comprendere, anche quando è scomodo farlo.

Soprattutto, ricordiamoci che un paese può essere criticabile sotto molti aspetti politici o geopolitici, e al contempo aver sviluppato politiche avanzate sul fronte dei diritti civili. Questa è una complessità che non può essere ridotta a slogan o semplificazioni. Antonello Sannino era lì anche per comprendere, ascoltare, studiare: un atteggiamento che richiede coraggio e spirito critico, qualità che purtroppo vedo sempre più rare in chi riduce il Pride a una mera manifestazione di posizionamento ideologico. Il Pride non è proprietà vostra. Non è un corteo di tifoserie ideologiche, ma dovrebbe essere uno spazio plurale di libertà e diritti. Invece, lo state riducendo a una manifestazione monotematica pro Palestina, ignorando completamente le istanze lgbt per cui è nato. Se c’è qualcuno che tradisce lo spirito originario del Pride, siete voi.

Chi oggi insulta Sannino dimostra di avere una concezione molto più rigida e dogmatica della democrazia di quella che lui, con la sua scelta, ha espresso.

Gli sciacalli, in questa storia, siete voi. Sannino non ha mai sostenuto guerre né genocidi, è andato a titolo personale a osservare una realtà complessa, da attivista e da cittadino libero qual è. Il problema è che questa libertà vi dà fastidio. Perché voi non volete la libertà: volete l’obbedienza. Pretendete il pensiero unico, il corteo uniforme, il Pride ridotto a megafono delle vostre posizioni politiche, che ormai con i diritti lgbt hanno ben poco a che vedere.

Avete trasformato una battaglia di emancipazione in una guerra di religione ideologica, dove chiunque non si piega viene immediatamente accusato di complicità con i peggiori crimini. È ridicolo. È meschino. È violento. Non c’è nulla di progressista nel vostro atteggiamento: solo vecchio fanatismo riciclato con bandiere arcobaleno.

Molti di voi non sanno nemmeno indicare la Palestina su una cartina, non conoscono la storia, non sanno nulla di geopolitica, nulla di diritti civili nel mondo arabo, nulla di nulla. Recitate frasi fatte come automi, convinti di essere rivoluzionari, quando siete solo il prodotto di qualche algoritmo.

E la cosa più ridicola è che in Palestina, voi, con le vostre bandiere arcobaleno e i vostri capelli blu, non fareste in tempo nemmeno ad arrivare alla fine del corteo: vi appenderebbero a testa in giù senza troppi complimenti. Perché i diritti civili che oggi insultate e disprezzate esistono in Israele, non in quei paesi che voi difendete acriticamente senza sapere nemmeno come funzionano. Difendete chi, se potesse, vi farebbe sparire. Ma vi piace recitare la parte dei ribelli da tastiera, purché al sicuro, protetti dalla democrazia che disprezzate e da uno Stato di diritto che vi garantisce la libertà di fare figuracce pubbliche ogni giorno.

La verità è semplice: non siete rivoluzionari, siete solo ignoranti.

A darvi fastidio non è Sannino, non è il Pride di Tel Aviv, non è Israele. A darvi fastidio è chi ha il coraggio di non avere paura di voi. Chi rifiuta di inginocchiarsi al vostro tribunale morale. Chi non si fa mettere il guinzaglio. E questa cosa vi manda in bestia. Perché in fondo, dietro tutta la vostra retorica, resta solo una cosa: la frustrazione di chi ha bisogno di un nemico per sentirsi qualcuno.

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