In quel tempo, Gesù venne nella sua patria e i discepoli lo seguirono.
Venuto il sabato, incominciò a insegnare nella sinagoga. E molti ascoltandolo rimanevano stupiti e dicevano: «Donde gli vengono queste cose? E che sapienza è mai questa che gli è stata data? E questi prodigi compiuti dalle sue mani?
Non è costui il carpentiere, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle non stanno qui da noi?». E si scandalizzavano di lui.
Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato che nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua».
E non vi potè operare nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi ammalati e li guarì.
E si meravigliava della loro incredulità. Gesù andava attorno per i villaggi, insegnando.
“Se trattiene le acque, vi è siccità, se le lascia andare, devastano la terra” (Gb 12,15)
“Se trattiene le acque, vi è siccità, se le lascia andare, devastano la terra” (Gb 12,15). Intendiamo per acqua la scienza della predicazione, come è scritto: “Un’acqua profonda è la parola che esce dalla bocca dell’uomo (saggio), un torrente prorompente, così è la sorgente della sapienza”; l’acqua è trattenuta, tutto si secca: sì, bloccate la scienza dei predicatori ed i cuori che potevano fiorire nella speranza dell’eternità sfioriscono subito, così che restano nella siccità della disperazione, si buttano nell’effimero, ignorano la speranza di ciò che vivrà. E se indichiamo con l’acqua la grazia dello Spirito Santo, come dice nel Vangelo la parola della Verità: “Chi crede in me, come dice la Scrittura: Dal suo grembo sgorgheranno fiumi di acqua viva”, e subito il Vangelo aggiunge: “Questo egli disse dello Spirito che avrebbero ricevuto i credenti in lui” (Gv 7,38-39), – questa interpretazione si accorda chiaramente con le parole di Giobbe: “Se trattiene le acque, vi è siccità”, poiché, se la grazia dello Spirito Santo è tolta dallo spirito di chi ascolta la Parola, subito sfiorisce l’intelligenza che si vedeva già fiorire di speranza quando era in ascolto. E non parlare di acqua, ma di acque, al plurale, è tornare alla grazia dei sette doni spirituali poiché tanti sono i doni che riempiono ciascuno di noi, tante sono le acque che si spargono nei nostri cuori.
