È morta Emma Bonino. La donna che ci ha insegnato che i diritti non servono quando li usi, ma quando ne hai bisogno.
In un momento storico in cui i diritti, conquistati con sangue, fatica e sudore, sono in forte pericolo, si spegne una donna che ha fatto della politica non una carriera, ma una scelta di civiltà e un dovere morale.
Emma Bonino è morta oggi a Roma, a 78 anni. Lo ha annunciato Più Europa.
Una vita iniziata da un divieto
Tutto nasce nel 1974. Un ginecologo le chiede 500 mila lire per abortire. Lei non le ha. Prende un treno notturno da Firenze e capisce una cosa che diventerà il suo testamento laico: I diritti sono essenziali non perché devono essere usati, ma perché devono esserci quando se ne ha bisogno.
L’aborto, il divorzio, l’obiezione di coscienza, la libertà di scegliere fino alla fine: Emma non ha mai detto alle donne cosa dovevano fare. Ha lottato perché potessero scegliere. Perché nessuna dovesse più subire l’umiliazione di non avere un’alternativa.Nel 1975 si fa arrestare autodenunciandosi per aborto clandestino. Non è esibizionismo, è strategia radicale: mettere il proprio corpo davanti alla legge ingiusta per costringere lo Stato a cambiare legge.
Contro tutto ciò che nega, per tutto ciò che libera
La sua vita è stata un elenco capovolto.È stata contro: l’aborto clandestino, la fame nel mondo, la partitocrazia, l’infibulazione, il giustizialismo, i genocidi, ogni forma di autoritarismo. É stata per: la democrazia, lo Stato di diritto, la giustizia internazionale, i diritti e i doveri di ogni persona e ogni famiglia, per l’autodeterminazione delle donne, per la libertà di scegliere, fino alla fine. E per gli Stati Uniti d’Europa.Non è mai stata la politica del “ti do un diritto se la pensi come me”. È stata la politica del “ti garantisco il diritto anche se non lo userai mai, perché la libertà è la possibilità, non l’obbligo”.
Coerenza come forma di coraggio
Se n’è andata anche l’Onorevole che ha trascorso metà della sua vita politica a disturbare maggioranze, governi, convenzioni e coscienze, e l’altra metà a frequentare Parlamenti, ministeri, Commissioni europee e qualche stanza dei bottoni. Conservando, cosa non comune, una coerenza tutta sua.Attivista, parlamentare, ministra, commissaria europea. Sempre radicalmente libera. È rimasta in prima linea ben oltre i 70 anni, superando un tumore, senza mai rinunciare a una sigaretta e a una battaglia.
Oggi Più Europa scrive:
“Non è importante quante volte occorra perdere prima di riuscire a vincere e conquistare una libertà per tutti.”
Ecco, Emma perdeva spesso. Ma ogni sua sconfitta lasciava in terra un seme di diritto che poi germogliava quando ne avevamo più bisogno.Oggi non ci lascia soltanto la nostra leader. Ci lascia una delle protagoniste più lucide, coraggiose e libere della storia del nostro Paese.E ci lascia un compito: difendere i diritti non quando ci fa comodo usarli, ma proprio quando ci sembra di non averne bisogno. Perché è lì che si misura la civiltà di un Paese.
Grazie Emma, dal profondo del cuore.
