Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, Gesù prese a parlare alle folle del regno di Dio e a guarire quanti avevano bisogno di cure. Il giorno cominciava a declinare e i Dodici gli si avvicinarono dicendo: «Congeda la folla perché vada nei villaggi e nelle campagne dei dintorni, per alloggiare e trovare cibo: qui siamo in una zona deserta». Gesù disse loro: «Voi stessi date loro da mangiare». Ma essi risposero: «Non abbiamo che cinque pani e due pesci, a meno che non andiamo noi a comprare viveri per tutta questa gente». C’erano infatti circa cinquemila uomini. Egli disse ai suoi discepoli: «Fateli sedere a gruppi di cinquanta circa». Fecero così e li fecero sedere tutti quanti. Egli prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò su di essi la benedizione, li spezzò e li dava ai discepoli perché li distribuissero alla folla. Tutti mangiarono a sazietà e furono portati via i pezzi loro avanzati: dodici ceste. Parola del Signore
Sua Beatitudine Patriarca Maurizio Raimondo: La Parola della Domenica
“Voi stessi date loro da mangiare” dice Gesù ai discepoli che volevano congedare la folla perché andasse a cercarsi del cibo. “Non abbiamo che 5 pani e 2 pesci”, dicono i discepoli, ma Gesù prese i 5 pani e i 2 pesci e, dopo averli benedetti, li dava ai discepoli perché li distribuissero alla folla. E quei pochi pani e pesci saziarono tutti, ne avanzarono addirittura 12 ceste. Siamo soliti chiamare questo fatto la moltiplicazione dei pani e dei pesci, ma di questo il vangelo non parla, lascia intravedere l’invito a mettere insieme tutto quello che ciascuno ha: questo basta per tutti e ne avanza ancora. San Giovanni al miracolo dei pani collega il dono della Eucaristia: “Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna e che il Figlio dell’uomo vi darà. Il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo… Chi mangia questo pane vivrà in eterno”. Sappiamo che Gesù parla dell’Eucaristia, infatti chiama il pane “carne e sangue”. Con la sua morte di croce Gesù dona la vita a tutti coloro che mangeranno questo pane. Un pane che Gesù dona ai suoi discepoli, dice San Paolo, che nella notte in cui veniva tradito “Prese del pane, lo spezzò e disse: questo è il mio corpo che è per voi”, lo stesso fa con il calice del sangue: “Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue”. Dopo aver dato il pane e il vino benedetti Gesù afferma: “Fate questo in memoria di me”. Questo significa due cose chiare e importanti: continuate a celebrare questo rito, del pane e del calice, cioè l’Eucaristia, ma significa anche: continuate anche voi a donare la vostra vita per i fratelli, proprio come ho fatto io. Il rito dell’Eucaristia San Paolo dice averlo ricevuto e trasmesso. La stessa cosa fanno i tre vangeli sinottici: Matteo, Luca e Marco, mentre San Giovanni, come abbiamo già detto, pone l’Eucaristia al termine della divisione dei pani. L’Eucaristia, dice Gesù, è vero cibo e vera bevanda, per cui chi ne mangia e ne beve mangia e beve il corpo e il sangue di Cristo, donato da Gesù sulla croce per diventare il cibo dei credenti. Un “vero cibo” che non ha lo scopo però di saziare la fame dei discepoli, ma di dargli la possibilità di nutrirsi di Gesù e stabilire con lui un’alleanza e un dono che porta coloro che ne mangiano ad essere una cosa sola con Gesù. Non c’è dono più grande che Gesù abbia fatto ai discepoli di tutti i tempi: dell’Eucaristia. “Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui”, dice Giovanni al cap.6. È quindi necessario che ogni cristiano si nutra di Cristo al banchetto eucaristico. Il Corpo e il Sangue di Gesù trasmettono ai discepoli la realtà di essere figli come Gesù è Figlio, capaci di donare la propria vita come Gesù ha donato la sua. In questo modo il vangelo si fa “carne” in ognuno di noi.
